1. This site uses cookies. By continuing to use this site, you are agreeing to our use of cookies. Learn More.

Perché ci sono così pochi "generi" cinematografici?

Discussion in 'Cinema & Television' started by wago, Jun 25, 2012.

  1. wago

    wago Enlisted Sailor

    L'altro giorno vedevo "Inception" e mi chiedevo: ma sto genere di film qua, col plot incasinatissimo che si svela a poco a poco ed elementi inusual/fantascientifici che inducono una narrazione così non lineare, ce l'ha un nome? Ricerchina su google: salta fuori che diversi tizi usano il termine (giustificatissimo) "mindfuck", e che ci sono svariate "list of mindfuck movies" che comprendono proprio i film che mi sarei aspettato - qualsiasi cosa di Nolan, e poi Vanilla Sky, L'esercito delle dodici scimmie, Pi, The Cube, Matrix, Dark City, Fight Club...
    Eppure, nessuna recensione azzarda, anche al di là del termine specifico, una simile categorizzazione. Tutte parlano, invariabilmente, di "thriller/drammatico/fantascienza" o giù di lì. Dal che mi è sorta spontanea la domanda: perché nella critica cinematografica non vengono "create" nuove etichette di genere come nella musica pop? E per "genere" si intende davvero la stessa cosa?

    In fin dei conti "fantascienza", "thriller", "drammatico" mi sembrano più i corrispettivi di "pop", "dance", "lounge" - insomma, categorie genericissime e fisse - che dei veri e propri "generi" utilizzati nella musica pop, spesso geograficamente e cronologicamente determinati. E se penso da ignorantone a "scuole" cinematografiche provviste di un nome e più o meno analoghe ai generi musicali mi vengono in mente giusto il neorealismo, la commedia all'italiana e... basta?
    Si dirà: è perché voi musicomani siete dei fissati e vi divertite a creare un nuovo nome a ogni pié sospinto. Probabilmente c'è del vero, ma comunque mi pare la situazione del cinema sia peculiare anche rispetto ad arti figurative e architettura, in cui le correnti esistono e vengono "denominate" ancora oggi, e più simile forse all'ambito letterario dove mi pare sia raro rintracciare "scuole" recenti che abbiano ricevuti un nome e un inquadramento sistematico (ma forse sbaglio: in fin dei conti ci sono il nouveau roman, il crepuscolarismo, l'ermetismo ecc).

    La vera domanda finale è: perché questa discrepanza tra le varie arti? A che meccanismi è dovuta, e come mai in architettura o musica si sente il bisogno di analizzare diverse opere "in gruppo" inquadrando caratteistiche e sviluppi comuni di un "genere" o "corrente", mentre nel cinema e nella letteratura vige il principio per cui ogni opera fa storia a sé?
    1 person likes this.
  2. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    Spunto interessante. Intanto faccio notare che le correnti cinematografiche ci sono state eccome, ad esempio l'espressionismo tedesco o la new wave francese; qui se vuoi trovi una lista di categorizzazioni e correnti: http://rateyourmusic.com/film_genre/
    Tuttavia è verissimo che si parla molto meno spesso di generi di quanto non si faccia nel mondo della musica, e che raramente si sono viste correnti dagli anni '70 in poi.
    Un primo motivo è che dagli anni '60-'70 il cinema è diventato un'arte intrinsecamente più commerciale della musica. Mentre un qualunque gruppo di ragazzi pieni di idee può comporre un album di ottima qualità, per fare un film decente ci vuole un budget considerevole; e andando avanti con le decadi la situazione è solo peggiorata, in quanto lo standard di qualità si è alzato e il cinema è diventato sempre più un'industria piuttosto che un'arte. In questo contesto non può nascere un movimento come il Punk, e la maggiorparte dei film si ritrovano ad essere reiterazioni di cliché dal provato successo commerciale. Questo fa sì che sia nato il termine "cinema d'autore" per indicare i pochi film girati per scopi artistici (ad esempio quelli di Kubrick, Bergman, Coppola, etc), ma questo evidenzia proprio come la cosa sia diventata una rarità. E chiaramente, questi pochi "autori" non possono formare un movimento culturale, ma ciascuno si limita a perseguire la propria idea artistica (per quanto possano prendere ispirazione da colleghi passati e presenti). Ovviamente anche la musica è diventata particolarmente commerciale negli anni '80, ma qui è rimasta un'enorme scena "alternativa", ed è in essa che sono nati generi nuovi come il post-rock, il math-rock, lo shoegaze, etc. Nel mondo del cinema la scena alternativa c'è, ma è infinitamente più piccola e soppressa per il motivo che menzionavo all'inizio: è molto più difficile e costoso girare un film che non comporre un album.

    In secondo luogo voglio far notare una cosa: provate a pensare a UN genere musicale nato negli anni 2000. Non ci riuscite eh? Non è un limite vostro, ma effettivamente non c'è stato nessun movimento musicale degno di nota nell'ultima decade; solo tanti compositori indipendenti ciascuno con le proprie idee (E mo' non tiratemi fuori la witch house o lo "Djeng" (ovvero le band che copiano i Meshuggah)). Ci sono state tantissime commistioni tra generi diversi del passato, e c'è stata un'esplosione di cover e di reunion di vecchie band; come se il theme di questo decennio fosse stato il guardare al passato. Questo chiaramente è un argomento a parte che merita una sua trattazione, ma il punto era evidenziare come la tendenza a formare correnti artistiche sia una questione complicata e non legata semplicemente all'arte di cui si sta parlando (ma piuttosto legata al contesto sociale di chi la produce).
  3. wago

    wago Enlisted Sailor

    Sì, è vero, altre correnti cinematografiche provviste di etichetta esistono ma mi pare che, appunto, abbiano tutte o quasi tutte la particolarità di appartenere al passato. Il che però non significa che di correnti non ne esistano ancora: i film che citavo sopra a mio avviso ne formano una, e sono anche piuttosto evidentemente influenzati l'uno dall'altro. E anche fuori da Hollywood qualche scuoletta riconoscibile c'è, vedi la tendenza al "realismo magico" di diverse produzioni francesi dell'ultimo decennio. È proprio che non è percepita l'esigenza in sede critica di raggrupparle ed elaborare un discorso comune, cosa che a mio avviso limita di parecchio l'efficacia dell'analisi cinematografica (sarò che "vengo" dall'ambito musicale e considero naturale il modo di muoversi di quel tipo di critica).

    Comunque di nuovi generi musicali, che non siano puro revival o ricombinazione di già visto, ce n'è quanti ne vuoi. Specie in ambito elettronico, ne puoi trovare a bizzeffe, dal dubstep al wonky (ne cito apposta due che non sono puro fumo negli occhi) al blackgaze, l'abstract hip-hop, lo djent che già citavi...

    Sent from my GT-P7500 using Forum Runner
  4. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    Io quella di Fight Club & co non la vedrei come una corrente, ma piuttosto come un cliché riutilizzato perché si sa che ha successo, senza nulla togliere a quei film (in particolare adoro "Memento"). In comune per me hanno più che altro qualche elemento, non abbastanza da definirli una corrente.
    E' anche vero quello che dici sulla critica però, ma penso che sia frutto di ciò che dicevo prima: le produzioni artistiche restano un'eccezione, per cui sembra un po' una forzatura accorparle in movimenti.

    Ho pensato anche a un altro motivo comunque: il cinema è stilisticamente molto più ristretto della musica. Di fatto quasi tutti i film sono lunghi sulle due ore e sono narrativi, e usano più o meno tutti le stesse tecniche di regia. Anche qui, un tempo la situazione era diversa, c'era mooolta più sperimentazione stilistica sui film. Certo anche oggi trovi film d'avanguardia (tipo un Blue di Derek Jarman, che per tutta la durata mostra uno sfondo blu narrando la sua storia esclusivamente tramite l'audio), ma sono eccezioni rarissime, e mi pare che andando avanti con gli anni la varietà stilistica dei film si sia solo ristretta.

    E riguardo la musica, non sottovalutarmi xO
    Quelli che hai detto li conosco tutti, ma non vorrai dirmi che il Wonky ha la stessa importanza del Post-rock, o che il blackgaze è importante quanto la Detroit Techno. Sono correnti di pochi artisti ed estremamente di nicchia, e soprattutto molto poco rivoluzionarie; la maggiorparte sono unioni di due generi già esistenti, vedi blackgaze = black metal + shoegaze o dubstep = dub + 2-step, o comunque sono variazioni leggere su generi già esistenti (es. Witch house). Di fatto penso sia evidente che negli anni 2000 la musica è diventata estremamente più frammentata, e non c'è stato nessun grande movimento come lo sono stati il punk o l'indie rock. (Il che non è un giudizio sulla qualità degli artisti in questione, ma solo un'osservazione sulla scena!)
  5. wago

    wago Enlisted Sailor

    Beh è un po' presto per fare considerazioni di imporanza a lungo termine, ma se i miei dubbi sulla "longevità" del wonky o del blackgaze li ho, allo stesso modo mi permetto di azzardare che sì, il dubstep (che è ben di più che una fusione pedissequa 2step/dub) è un "genere maggiore" che dura da anni, si è evoluto, ha originato diversi rami collaterali, alcuni dei quali emersi a un livello che oggi dovrebbe essere considerato mainstream (non so se Skrillex passi su MTV ma di certo circola sulle bacheche di adolescenti per nulla "esperti" di musica: qual è la cosa più significativa?).

    Al di là di questa faccenda (che tronco qui perché porterebbe rapidissimamente a parlare di code lunghe e altre amenità) ritengo resti valida l'osservazione iniziale: in musica ci s'inventa un'etichetta di genere a ogni pié sospinto - forse si esagera ma è comunque il modus operandi della critica - nel cinema e in altri ambiti invece si è estremamente restii e addirittura si è soliti non "inquadrare" autori e registi in nessun macroterritorio critico. Voglio dire, in architettura credo le etichette stilistiche siano molto meno e molto più ampie che in ambito musicale, ma gli è comunque che un grande architetto o opera a una qualche tendenza/scuola comunque appartiene, anche solo perché "in quegli anni lì dominava quello stile lì". Horta è liberty e Liebeskind decostruttivista, la Torre Velasca brutalista ecc. Nel cinema invece è perfettamente normale che Nolan sia "Nolan" e Aronofsvky "Aronofsky", nonostante tutte le vicinanze tecniche e stilistiche che i due possano presentare. O non presentare: è proprio che l'idea che un film possa manifestare una tendenza stilistica un po' più geograficamente/temporalmente collocata rispetto all'appartenenza al genere horror o western proprio non fa parte dell'orizzonte della critica cinematigrafica. Mi pare (perché ne leggo pochissima e tutta troppo mainstream per rappresentare il panorama degli appassionati).

    Sent from my GT-P7500 using Forum Runner
  6. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    Il dubstep sì, è un fenomeno a parte e semmai ne parleremo altrove; è certamente il maggiore sottogenere dell'elettronica nell'ultima decade, ma continuo a non trovarlo particolarmente significativo, anche perché ruota troppo attorno a un singolo artista (Burial). Skrillex viene chiamato dubstep ma per me non ha nulla a che fare col genere, e come molti preferisco chiamarlo "brostep" (e penso sia una pura commecialata).

    E per me non dovresti vedere tutto come una questione di approccio diverso da parte della critica; per quanto ci sia anche quel fattore, penso ci sia soprattutto una grossa differenza intrinseca a livello sociale tra i due medium. In musica anche una corrente come il blackgaze ha centinaia di band che ne fanno parte e ne seguono attentamente gli stilemi, mentre nel cinema gli autori sono pochi e per quanto possano avere qualche elemento in comune sono perlopiù diversi tra loro, e cercano volutamente di esserlo. La musica inoltre, grazie al fatto che è alla portata di tutti, è molto più legata al contesto sociale e alla provenienza geografica; per questo vari generi sono riconducibili a una stessa rivoluzione sociale o a una stessa zona (e penso sia uno dei motivi per cui sono nate poche correnti nei 2000s).
    Di architettura non so nulla poi, ma comunque anche l'arte classica è molto più alla portata della gente e molto meno legata a vincoli commerciali. Un paragone potrei invece farlo con i videogames, che hanno ahimè lo stesso problema dei film: le categorizzazioni sono quelle solite generiche (rpg, fps, rts,...) e creare un gioco con la qualità di quelli mainstream richiede una quantità di fondi inaffordabile per un team di appassionati, e questo fa sì che la maggiorparte dei giochi siano commercialissimi e pedissequamente copiati da altri giochi di successo. I pochi che cercano di innovare diventano allora degli autori (vedi Valve, id, Nintendo,...) ed è difficile accorparli in correnti. (Nel videogaming però c'è fortunatamente anche una bella scena indie, curata appunto da appassionati e che cerca di sopperire alle limitazioni tecniche con idee interessanti e innovative)
  7. manfroze

    manfroze The Fisherman of Reality Staff Member

    Penso che dobbiamo intanto vedere a cosa servono i generi, chi li crea, eccetera. A me non pare che la questione possa essere "perché il cinema HA meno generi", inquanto considero i generi una catalogazione a posteriori. Il mondo della musica sicuramente è sempre stato molto prolifico nel creare nuove etichette per i generi, e pur sapendone poco posso supporre che la genesi di tali generi sia variegata: da rivoluzioni come il punk a categorizzazioni commerciali e confise cone il grunge. E qua mi fermo perché già io stesso ho dei dubbi sulle due che ho menzionato, ma penso che il concetto sia chiaro. Per i videogame la questione già è diversa: i generi si riferiscono quasi tutti al metodo di gameplay e solo in parte ai "temi" in stile cinematigrafico/letterario (azione, avventura, etc.). Poi possiamo fare l'eccezione dei giochi indie, che si stanno costruendo negli ultimi anni uno stile a parte e ben definito...

    ...Ma passiamo al tema del thread, ovvero il cinema. I megageneri servono sostanzialmente a dirottare il pubblico in maniera molto grossolana. Ci sono i "generi" veri e propri come fantascienza, fantasy, horror e noir, che fra l'altro hanno tutti una controparte letteraria; e poi ci sono dei contenitori molto più vaghi come "commedia" (che suggerisce vagamente che si riderà), "azione", "avventura", "thriller", etc. Così vaghi che spesso finiscono accorpati in soluzioni tipo azione/fantasy/horror/avventura/thriller. Più slash ci sono e più la descrizione sarà poco informativa e meno utile per lo spettatore. E probabilmente è proprio in casi come questi che viene omesso un qualche tipo di "genere" particolare che è emerso autonomamente e che probabilmente il pubblico - o almeno, una parte di esso - riconosce. Oltre ai "mindfuck" sopracitati mi viene in mente il filone Wes Anderson-Jonze-Gondry, per dirne uno, in cui potremmo anche infilarci "Ubriaco d'Amore" di P.T. Anderson (quello di Magnolia, fra l'altro, che potrebbe forse rientrare nel "mindfuck").

    Tutto questo per dire che raggruppare un po' di film e farci dei generi non è difficile, e che quindi sta tutto in mano alla critica. Probabilmente il sottobosco di critica "indipendente" nella musica è più ampio e forse ha anche più potere. Sono i recensori e i musicofili a guidare la barca. I generi dei film invece sembra che vengano creati dai recensori dei quotidiani... mi verrebbe quasi da pensare che li affibbino ai film gi stessi produttori. Il sottobosco di recensori probabilmente non c'è, o meglio non è abbastanza potente e unitario. Definizioni come "mindfuck" infatti esistono ma non vengono adottate dalla stampa mainstream.

    Bisognerebbe chiedersi adesso: qual è la genesi delle pubblicazioni importanti nel mondo della musica e in quello del cinema? Quelle musicali "vengono" dal basso o comunque ascoltano le voci dal basso? Quali sono quelle cinematografiche, che non ne ho idea? Che generi usano loro? Ne usano? La "critica cinematografica" è tutta fatta di puzzoni snob alla Mereghetti? Su Repubblica usano "blackgaze" o magari nel mainstream c'è lo stesso problema, in effetti? Etc. Etc. Etc.
    1 person likes this.
  8. Mauro Bruno

    Mauro Bruno Sun Staff Member


    A parte che simpatizzo con l'avversione per i generi (l'arte si fa nudi, coi genitali di fuori, che so' 'sti generi?), credo che, per restare in topic, la spiegazione di Manfredi sia piuttosto adeguata: è chiaro che si giochi molto di dinamiche sociologiche, i generi sono un costrutto della critica (e si può fare ottima critica anche senza fondarla sui generi) cui ci si può appellare o meno nel lavoro di interpretazione e inquadramento storico, e se appellarvisi o meno dipenderà da rapporti di forza tra gruppi di individui che portano paradigmi, approcci diversi. Questo non toglie che l' "intrinsecità" sia un problema ben posto e possa avere un peso paragonabile a quello della comunicazione.
  9. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    Sarò l'unico, ma per me se un genere è imposto dalla critica non ha motivo di esistere, un po' come una legge fisica che non descrive la realtà; i generi per me hanno senso solo quando identificano scene e correnti esistenti anche indipendentemente dalla critica. E penso che "mindfuck" non soddisfi tale requisito xD
  10. wago

    wago Enlisted Sailor

    Ecco, la questione del "posto" della critica all'interno della continuità nicchia/mainstream ha in effetti un suo peso; se non altro incide negativamente sulle mie capacità di valutare compiutamente la situazioni e fare paragoni. Perché nel mio discorso sto estrapolando da due "posti" diversi: la nicchia degli appassionati per ciò che riguarda la musica, e i media mainstream (gli unici che un po' seguo) per il cinema. E a ben vedere, la critica musicale mainstream si guarda bene non solo dal parlare di blackgaze (comprensibile) ma anche in generale dal fare discorsi complessivi su generi specifici. Se Repubblica parla degli Arcade Fire, ti racconta degli Arcade Fire, e per ben che vada delle somiglianze tra la loro musica e quella degli U2 o degli apprezzamenti ricevuti dai Coldplay. Mica si mettono a disquisire della scena canadese e dell'importanza del loro debutto nel panorama neo-post-punk di quegli anni.
    Insomma, può anche essere che il "discorso sui generi" (o per meglio dire sulle correnti) esista anche nel cinema, allo stesso livello di nicchia in cui opera con la musica. Database come wikipedia o rateyourmusic però sembrano largamente negarlo. Ma forse guardo soltanto nel luogo sbagliato...

    Un qualche bel database cinematografico traboccante di tag c'è? Sarebbe interessante dare un'occhiata alle 'folksnomie'...

    Sent from my GT-P7500 using Forum Runner
  11. manfroze

    manfroze The Fisherman of Reality Staff Member

    [quote="Helios, post: 894"]Sarò l'unico, ma per me se un genere è imposto dalla critica non ha motivo di esistere, un po' come una legge fisica che non descrive la realtà; i generi per me hanno senso solo quando identificano scene e correnti esistenti anche indipendentemente dalla critica. E penso che "mindfuck" non soddisfi tale requisito xD[/QUOTE]Ma lo dici tu stesso: una legge fisica descrive la realtà, non *è* la realtà. È un'astrazione, una convenzione, un...
    [mi rifiuto di parlare ancora di fisica quando abbiamo ancora solo un thread nella sezione scientifica ed è sugli ebooks.]
    Allo stesso modo i generi descrivono, e a descrivere in questo caso sono i critici. Nel bene e nel male.

    DIO : FISICI = AUTORI : RECENSORI

    Oddio, scritta così è pesantissima, ma più o meno.
  12. Mauro Bruno

    Mauro Bruno Sun Staff Member

    [QUOTE]legge fisica che non descrive la realtà[/QUOTE]Le leggi fisiche infatti si possono formulare in tantissimi modi differenti, facendo uso di diverse ontologie, costrutti teorici etc.; alla fine si sceglie quella più comoda/elegante/altrivaloriepistemici, ma non è che la fisica, la biologia o altro venga "tratta dalla natura". E' uno schema che ci mettiamo sopra, che spesso coglie una porzione del mondo e ne ignora altre. Nella critica è ancora più complicato: l'osservatore cambia sempre e comunque il fenomeno osservato, è un normale processo sociale, non esiste artistica che non "sappia" dell'esistenza della critica, e quasi sicuramente tiene anche inconsciamente da conto qualcuna delle possibili prospettive critiche sulla sua opera.
  13. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    @Mauro e Manfredi: Ovvio che le leggi siano un'astrazione, ma descrivono comunque un fenomeno ben preciso e esistente anche senza che venga lo scienziato a scriverci la legge; questo intendevo. Poi chiaro che lo scienziato sceglie il modo in cui descrivere tale fenomeno, come il critico sceglie il nome da dare al genere, ma penso che un genere vada definito solo se esiste un legame effettivo (ispirazioni comuni, provenienza comune, netta similarità nel sound, affinità sociale,...) tra gli artisti che verrebbero rappresentati collettivamente da tale genere.

    @Marco: Interessante anche quella prospettiva del filtro mainstream, ma in fatto di cinema appunto non c'è un movimento underground di critici e appassionati che usa svariati generi come si fa per la musica. Io penso sia perché semplicemente i film non sono così facilmente catalogabili come lo è la musica, a causa dei tanti motivi che elencai sopra. Inoltre mi pare che la distinzione tra critica mainstream e underground sia molto più labile nel cinema; un Roger Ebert, probabilmente il critico di film più famoso vivente, definisce capolavori i film di Kieslowski (regista ungherese relativamente underground (consigliato anche da me btw!)), e non parla certo in bei termini dei blockbuster del momento.
  14. wago

    wago Enlisted Sailor

    [QUOTE="Helios"]Sarò l'unico, ma per me se un genere è imposto dalla critica non ha motivo di esistere, un po' come una legge fisica che non descrive la realtà; i generi per me hanno senso solo quando identificano scene e correnti esistenti anche indipendentemente dalla critica. E penso che "mindfuck" non soddisfi tale requisito xD[/QUOTE]Beh, ma nessun genere è "imposto" dalla critica. Diciamo piuttosto che è "proposto", spesso tralaltro più come scorciatoia lessicale che come categoria che ha da subito la pretesa di emergere come genere. È poi il dibattito - critico, ma ormai moltissimo anche tra appassionati (v. forum, blog, tag e perfino cartelle dell'hard-disk poi visibili nei programmi di sharing) - a far sì che la categorizzazione si diffonda o sparisca.
    E non illudiamoci che questa dicotomia tra generi "esistenti per davvero" e generi "inventati" sia così netta. Di là si parlava della nascita dell'etichetta "post-rock": bene, quello è l'esempio paradigmatico di un genere inventato di sana pianta dalla stampa che poi si è diffuso tra i musicisti stessi e gli ascoltatori... fino ad arrivare a nuove band che si autodefinivano "post-rock" facendo - udite udite - una musica diversissima rispetto a quella per cui il nome era stato creato! Insomma, se la storia nella sua fase iniziale potrebbe far pensare che l'etichetta abbia attecchito perché "fondata su una scena reale", la prosecuzione rende tutto più intrecciato e svela una retrazione inaspettata in cui la critica "crea" inconsapevolmente un genere che solo in seguito si svilupperà, influenzato proprio dal nome creato dalla critica.

    Sent from my GT-I5510 using Forum Runner
  15. manfroze

    manfroze The Fisherman of Reality Staff Member

    [quote="Helios, post: 906"]@Mauro e Manfredi: Ovvio che le leggi siano un'astrazione, ma descrivono comunque un fenomeno ben preciso e esistente anche senza che venga lo scienziato a scriverci la legge; [...][/QUOTE]No, secondo me non è così. Il fenomeno ben preciso non esiste, esiste una realtà continua e indistinta. Lo scienziato taglia un pezzo di una certa forma - in maniera non del tutto arbitraria, ovviamente - e gli dà un nome.

    [quote="Helios, post: 906"][...] un Roger Ebert, probabilmente il critico di film più famoso vivente, definisce capolavori i film di Kieslowski (regista ungherese relativamente underground (consigliato anche da me btw!)), e non parla certo in bei termini dei blockbuster del momento.[/QUOTE]Veramente proprio Ebert è abbastanza aperto nei confronti di alcuni blockbuster. È uno dei motivi per cui lo apprezzo, non avendo mai amato la distizione fra cultura alta e cultura bassa.
  16. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    [quote="wago, post: 907"]Beh, ma nessun genere è "imposto" dalla critica. Diciamo piuttosto che è "proposto", spesso tralaltro più come scorciatoia lessicale che come categoria che ha da subito la pretesa di emergere come genere. È poi il dibattito - critico, ma ormai moltissimo anche tra appassionati (v. forum, blog, tag e perfino cartelle dell'hard-disk poi visibili nei programmi di sharing) - a far sì che la categorizzazione si diffonda o sparisca.
    E non illudiamoci che questa dicotomia tra generi "esistenti per davvero" e generi "inventati" sia così netta. Di là si parlava della nascita dell'etichetta "post-rock": bene, quello è l'esempio paradigmatico di un genere inventato di sana pianta dalla stampa che poi si è diffuso tra i musicisti stessi e gli ascoltatori... fino ad arrivare a nuove band che si autodefinivano "post-rock" facendo - udite udite - una musica diversissima rispetto a quella per cui il nome era stato creato! Insomma, se la storia nella sua fase iniziale potrebbe far pensare che l'etichetta abbia attecchito perché "fondata su una scena reale", la prosecuzione rende tutto più intrecciato e svela una retrazione inaspettata in cui la critica "crea" inconsapevolmente un genere che solo in seguito si svilupperà, influenzato proprio dal nome creato dalla critica.

    Sent from my GT-I5510 using Forum Runner[/QUOTE]Ma infatti la definizione originale di post-rock da parte di Reynolds mi sembra più un raggruppamento che un genere/corrente, mentre mi sembra sì un genere la scena che è nata evolvendosi da solo una parte di tale raggruppamento, ovvero il post-rock come lo si intende oggi. Il caso più assurdo per me è quello del dubstep, con uno Skrillex che si ritrova a portare quell'etichetta a caso D:
    Per il resto, sì certo; ci tenevo solo a porre le correnti artistiche al centro dell'attenzione indipendentemente dalla critica, che altrimenti diventa una questione di etichette. Personalmente insomma mi interessa capire le differenze effettive, sociali, tra cinema e le altre arti.
  17. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    @Manfredi: Eddai, non c'è nessun bisogno di tirare fuori discorsi sulla definizione di scienza, tutto ciò che mi interessava dire è che la scienza è basata sul mondo reale, in quanto il suo scopo è descriverlo, e analogamente lo scopo della critica è descrivere la storia dell'arte, non imporre nomi tanto per darsi arie.

    Su Ebert, forse lo filtro senza volerlo ma mi pare parli quasi esclusivamente di film classici o comunque attuali ma ben ricevuti dagli appassionati, come il recente The Tree of life, che ha incluso tra i suoi preferiti
  18. manfroze

    manfroze The Fisherman of Reality Staff Member

    [quote="Helios, post: 912"]@Manfredi: Eddai, non c'è nessun bisogno di tirare fuori discorsi sulla definizione di scienza, tutto ciò che mi interessava dire è che la scienza è basata sul mondo reale, in quanto il suo scopo è descriverlo, e analogamente lo scopo della critica è descrivere la storia dell'arte, non imporre nomi tanto per darsi arie.[/QUOTE]Ok, ma quello che intendevo io è che ogni atto di descrizione modifica la realtà stessa ed è una scelta ben più radicale di una "semplice osservazione" (che probabilmente neanche esiste). E non ho mai detto che la critica imponga nomi, né tantomeno che lo faccia per darsi arie. Sto solo dicendo che il complesso della critica è fondamentale nella scelta di un'etichetta piuttosto che di un'altra. Un po' come l'uso che plasma il linguaggio.
  19. Helios

    Helios Enlisted Sailor

    Eh, ma qui appunto si apre un discorso a parte sulla scienza, e visto che studio nel settore mi fai sentire preso in causa :(
    Che la descrizione modifichi la realtà oddio, magari intendi che la descrizione modifica il modo in cui percepiamo la realtà, e fin lì ok; almenoché non ti riferissi al fatto che in meccanica quantistica un'osservazione comporta intrinsecamente un cambiamento del sistema osservato xD (infatti sì, tecnicamente in M.Q. non esistono "semplici osservazioni", ma se si guarda sistemi macroscopici si può dire di sì). Ma anche questo non significa che non esista una realtà oggettiva, significa solo che non possiamo porci come osservatori esterni.
    Quello che ho detto poi ("imporre nomi" etc) non era riferito a te, stavo solo riepilogando il discorso del mio post precedente. E sull'importanza della critica nello scegliere le etichette, beh certo, tipicamente le sceglie lei. Io sottolineavo però come non è che vengano scelte a caso, ma vengono scelte in modo da descrivere qualche scena/corrente effettivamente esistente.
    E insomma, più o meno diciamo le stesse cose soffermandoci su punti diversi so yeah.

    Il fatto è che discutere sulla critica davvero non mi interessa, come non mi interessa discutere sugli scienziati. Ciò che mi interessa è capire se c'è effettivamente qualche fattore sociale che causa differenze tra un medium e l'altro, o tra un'epoca e un'altra; e ritengo siano questi i fattori determinanti, più che una critica dal mindset diverso.
  20. wago

    wago Enlisted Sailor

    Ritorno all'attacco con un'osservazione che, me ne rammarico, parte un po' per la tangente ma penso vada a toccare un nodo fondamentale del clima culturale odierno e, in fin dei conti, anche una parte della raison d'être di questo forum.

    Il mio discorso ha una falla alla base. Pretende di raffrontare due ambiti - la critica musicale pop e quella cinematografica - conoscendone dettagliatamente solo uno (il primo), e accusa la seconda di non essere "incisiva" come la prima sulla base di un ingeneroso confronto tra critica musicale 'di nicchia' e critica cinematografica 'mainstream'.
    Non credo il tutto sia completamente campato per aria - non avrei aperto il thread se no, e invito tutti a continuare a delucidarne i perché e i percome - ma forse il vero nocciolo della questione è altrove. Perché - lo abbiamo detto - quella che è solo ipoteticamente una caratteristica della critica musicale nel suo complesso, la mancanza di analisi in tempo reale di tendenze, correnti e contesti, è invece certamente un elemento distintivo di tutta la critica mainstream, e forse in generale addirittura di tutte le pagine culturali dell'informazione generalista.

    Chiedo scusa per il lungo preambolo e arrivo al dunque: perché? Perché nell'epoca dei mille rivoli culturali, delle code lunghe, della "cultura di massa" che diventa "massa di culture" l'informazione generalista ha abdicato al suo ruolo di "ponte" tra le diverse ripartizioni dello scibile, a mappare gli sviluppi dei tantissimi ambiti in cui si organizza la nostra iperprolifica e ipertrofica cultura?
    Perché si ostinano a presentare opere, artisti, fenomeni, come capolavori, superstar o "eventi" isolati evitando deliberatamente di indirizzare parte dell'attenzione sul loro contesto? Chi dei lettori avveduti davvero può credere che la musica pop di band come gli Arcade Fire o i Sigur Ros possano essere un "gioco fra big", in cui l'elemento di massimo interesse può essere se al Big X è piaciuto il disco del Big Y, anziché la punta dell'iceberg di un contesto più ampio che merita in sé e per sé una riflessione generale che diventi di pubblico dominio?
    E, espandendo il discorso, perché ogni scoperta o teoria o osservazione scientifica deve cadere nel canovaccio narrativo della singola mente geniale, della scoperta che rivoluzionerà senz'altro questo e quell'ambito applicativo un domani non ben chiaro, dell'intevista superficiale in cui l'intervento è troncato al primissimo cenno di un concetto non accessibile in isolamento?

    Il motivo non lo conosco: so però che almeno nel mondo della comunicazione scientifica professionistica i fenomeni di cui sopra sono dati per scontati e la capacità di destrggiarvisi - senza però tentare di superarli - appartiene all'armamentatio dei ferri del mestiere. Ad ogni modo, la mia opinione sul quadro appena tratteggiato è estremamente negativa: credo contribuisca a dare l'idea di una società e un'epoca storica in cui "non c'è mai niente di nuovo" a livello culturale, ad aumentare l'incomunicabilità tra i diversi ambiti e sotto-ambiti, a far vivere nel passato (quello invece abbastanza ben categorizzato sui mass media) una larga fetta del ceto istruito. Non parlo sia chiaro solo si quotidiani cartacei e neppure solamente della stampa italiana: in misura forse minore, mi pare che la situazione sia analoga anche nella rete generalista e all'estero.

    Sent from my GT-P7500 using Forum Runner

Share This Page